Le eccezioni non fanno bene all’Unione bancaria europea

Il recente accordo raggiunto sulla costituzione dell’unione bancaria europea ha aspetti positivi, ma anche alcuni elementi di preoccupazione.

Positivo è, in primo luogo, aver concluso un accordo che si prolunga da alcuni mesi, in cui viene definitivamente assegnata alla Banca Centrale Europea (BCE), a partire dal 2014, la vigilanza sul sistema bancario dell’Unione Europea. Ciò costituisce, da un lato, un avvicinamento alla tanto auspicata unione fiscale, oltre che a quella monetaria, e dall’altro dovrebbe aiutare a ridurre quei casi di instabilità bancaria osservati in alcuni singoli paesi europei, come Irlanda e Spagna. L’accordo, infatti, apre la possibilità per il fondo salva-Stato ESM di intervenire direttamente nel salvataggio degli istituti bancari in difficoltà, senza dover passare per l’intermediazione dello Stato in cui la banca opera, come è accaduto recentemente con la Spagna.

Se questi sono, molto sinteticamente, gli aspetti positivi, desta invece più preoccupazione la norma sull’eccezione rispetto a questo quadro generale. Non tutte le oltre 6 mila banche dell’Unione Europea saranno sottoposte alla vigilanza della BCE, ma esclusivamente quelle di media e grande dimensione. Al momento ancora non sono chiari i criteri dimensionali che verranno stabiliti (le fonti giornalistiche citano una soglia di 30 miliardi di euro di attivo, o il limite del 20% del Pil, con gli ulteriori vincoli per cui almeno i primi 3 istituti bancari per singolo paese siano sottoposti alla vigilanza e con l’inclusione di quelli che operano in almeno 3 paesi dell’Unione), ciò che è certo che una larga fetta delle medio-piccole banche pubbliche tedesche rimarrà anche nel 2014 sotto l’esclusivo controllo della Bundesbank, la Banca Centrale tedesca. Operano in Germania due tipologie di banche pubbliche: le Landesbanken (LB) e le Sparkasse (in italiano banche di risparmio).

Le LB sono le banche pubbliche di riferimento per ognuno degli Stati federali tedeschi e hanno tre fondamentali compiti: 1) finanziano gli Stati federali per la realizzazione dei progetti infrastrutturali (svolgono il ruolo che in Italia è ricoperto, su base nazionale, dalla Cassa Depositi e Prestiti); 2) cooperano con le Sparkasse, offrendo loro servizi per l’attività d’intermediazione finanziaria all’ingrosso; 3) svolgono il tradizionale ruolo di banca commerciale, ovvero erogano finanziamenti a famiglie e imprese, soprattutto di minore dimensione.

Le oltre 400 Sparkasse hanno un maggior radicamento sul territorio e offrono un’ampia gamma di servizi bancari alle famiglie e alle piccole e medie imprese. Sono soggette a uno stretto vincolo di operatività nel territorio di competenza e per statuto non devono avere l’obiettivo di massimizzare il profitto. Il loro scopo è infatti fornire servizi bancari accessibili ed eventuali utili generati devono essere redistribuiti, nei territori in cui le Sparkasse operano, per attività culturali, sportive e sociali.

Va aggiunto poi che le singole banche pubbliche operanti in Germania, pur se giuridicamente distinte, hanno tra loro uno stretto legame basato su un meccanismo di reciproca assistenza in caso di difficoltà,  difficoltà che effettivamente non sono mancate nel periodo più recente e che hanno riguardato soprattutto alcune LB.  Prima della crisi finanziaria, esplosa nel 2007 con lo scoppio  della bolla dei mutui subprime, operavano in Germania undici LB, contro le attuali 7/8. Per alcune di esse, avendo speculato fortemente su titoli ad alto rischio (più di quanto avessero fatto anche le principali banche tedesche, come Deutesche Bank o Commerzbank) si è infatti reso necessario un loro salvataggio da parte degli Stati federali in cui operavano e la successiva fusione con altre LB. La storia, quindi, ci insegna che la Bundesbank non è riuscita nel passato più recente a vigilare correttamente sulle LB, probabilmente anche per il loro forte intreccio con la politica (nel caso della Bayer LB, il presidente del consiglio di supervisione in carica al momento del dissesto finanziario aveva svolto, fino al 2007, l’incarico di ministro delle finanze dello Stato federale della Baviera).

Come detto in precedenza, i dettagli sui criteri dimensionali che verranno adottati per definire il perimetro della vigilanza della BCE non sono, al momento, sufficientemente chiari, quindi non è possibile stabilire precisamente quante LB rientreranno nel controllo della Banca Centrale Europea. Ciò che è assodato è che le Sparkasse resteranno fuori da questo controllo, vista la loro singola ridotta dimensione, che diventa però altamente significativa se si considera la loro interconnessione e la loro incidenza complessiva sull’economia tedesca (il peso complessivo delle Sparkasse, in termini di totale attivo, è pari a circa il 30% del Pil della Germania, quello delle sole LB tocca invece il 40%). La BCE, più autonoma rispetto ai condizionamenti politici, potrebbe invece svolgere in modo più efficiente la vigilanza anche su questi istituti di credito, riducendo quindi i potenziali rischi sistemici per l’intera Area euro, data la centralità della Germania.

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2 commenti

  1. […] Fonte: il blog di Carlo Milani […]

  2. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Ecco l’articolo da cui ho preso la citazione del pezzo precedente. Credo mi dedicherò qualche ora a leggere il blog di Carlo Milani!

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